Sono Marco Riva, terza generazione al banco in Via del Proconsolo, a Firenze. Qui parlo della scelta, non della conceria: come si distingue dal cromo, come la riconosci su una borsa o una cintura, come cambia con gli anni e come tenerla.
- La pelle conciata al vegetale è pelle vera conciata con i tannini delle piante. Non è un sostituto della pelle fatto di piante.
- Accanto alla pelle al cromo è più soda e più asciutta, e tiene la piega che le dai.
- Su una borsa o una cintura guarda il bordo tagliato, il retro della cinghia e come si comporta una goccia d'acqua.
- Si segna facilmente e scurisce con l'uso. I graffi leggeri rientrano col tempo e con le mani.
- La cura è semplice: poca crema, niente calore, niente sacchetti di plastica.
- Il suo vantaggio per l'ambiente sta nei tannini vegetali e in un pezzo che tieni e ripari per decenni.
Concia al vegetale o al cromo: come le distingui a occhio e al tatto?
Le distingui con le mani prima ancora di leggere un'etichetta. La pelle conciata al vegetale è soda e un po' asciutta al tatto, e tiene la forma che le imprimi. La pelle conciata al cromo è più morbida, più fresca e più uniforme, e torna piatta da sola.
Il colore ti dice il resto. Le pelli al vegetale hanno toni caldi e naturali, dal biscotto al testa di moro, e il colore sta dentro la fibra. La pelle al cromo prende con facilità colori vivi e piatti, e li tiene identici al primo giorno.
| Concia al vegetale | Concia al cromo | |
|---|---|---|
| Agente conciante | Tannini vegetali da cortecce e legni | Sali di cromo |
| Al tatto | Soda, un po' asciutta, tiene la piega | Morbida, fresca, torna piatta |
| Colore | Toni caldi e naturali, colore dentro la fibra | Qualunque colore, piatto e uniforme |
| Bordo tagliato | Marrone da parte a parte, si può lucidare | Spesso un'anima grigia o bluastra, di solito verniciato |
| Con l'uso | Scurisce e prende la patina, i segni rientrano | Resta uguale finché la superficie non si consuma |
| Ideale per | Cinture, borse, cinghie, piccola pelletteria | Capi morbidi che devono cadere bene |
Poi c'è il modo in cui ognuna risponde alla vita di tutti i giorni. La pelle al vegetale reagisce al sole, all'acqua e al grasso delle mani. La pelle al cromo quasi li ignora, finché la superficie non si consuma.
Nessuna delle due va bene per tutto, e in bottega lo diciamo. Da Riva usiamo pelli al vegetale di Santa Croce sull'Arno per i pezzi che devono avere struttura: cinture, borse, cinghie, piccola pelletteria. Per una giacca che deve cadere morbida sulle spalle scegliamo spesso pelli bottalate più morbide o vitello francese. Una giacca al vegetale resterebbe rigida a lungo prima di cedere.
Cos'è la pelle italiana conciata al vegetale, e cos'è la pelle fiorentina?
La pelle italiana conciata al vegetale è pelle conciata con estratti di piante in concerie italiane, e la sua casa più nota è il distretto toscano intorno a Santa Croce sull'Arno, a ovest di Firenze. La pelle fiorentina è quella pelle toscana quando una bottega di Firenze la taglia, la cuce e la rifinisce.
Il processo in un respiro: la pelle si pulisce, resta per settimane in bagni di tannini di castagno, quebracho e mimosa, poi si asciuga e si ingrassa. L'ho raccontato passo per passo in come si lavora la pelle fiorentina, quindi qui non lo ripeto.
La pelle che trovi più spesso nelle buone botteghe di Firenze è la vacchetta: pelle bovina pieno fiore, conciata al vegetale e lasciata senza una finitura plastica in superficie. È quella superficie aperta che le permette di cambiare.
Le parole non costano niente, quindi c'è un modo per verificare. Il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale certifica con un marchio numerato le pelli delle concerie che ne fanno parte. Quando un negozio ti dice «conciata al vegetale toscana», chiedi da quale conceria arriva la pelle e se porta il marchio. Un artigiano risponde con un nome. Un rivenditore ti parla del colore.
Come riconosci la pelle conciata al vegetale su una borsa o una cintura?
Controlla quattro punti: il bordo tagliato, il retro, la superficie e l'acqua. Ognuna richiede pochi secondi, e nessuna ha bisogno di un'etichetta.
- Il bordo tagliato. Sulla pelle al vegetale il bordo mostra lo stesso marrone caldo da parte a parte, e un artigiano lo può lucidare fino a renderlo liscio. Un'anima grigia o bluastra, o uno strato spesso di vernice gommosa sul bordo, fa pensare al cromo o a uno spacco rivestito.
- Il retro. Gira la cinghia. Il lato carne della pelle al vegetale è fibroso e color cuoio chiaro, vicino al colore della pelle prima della tintura.
- La superficie. Premi piano con un'unghia. La pelle al vegetale aperta tiene un segno leggero che il pollice riesce a far sparire. Una superficie lucida che non mostra niente di solito ha una finitura sopra.
- L'acqua. Chiedi se puoi toccare un punto nascosto con un dito bagnato. La pelle al vegetale senza finitura scurisce per un momento dove arriva l'acqua. Su una superficie rivestita la goccia resta in rilievo.
Su una cintura cerca un solo strato spesso di pelle, non due strati sottili incollati intorno a un'imbottitura. Su una borsa sono i manici e i bordi della tracolla a dirti di più, come spiego nella guida alla borsa shopper in pelle.
Le giacche vogliono controlli diversi, perché molte buone giacche non sono affatto conciate al vegetale. Per quelle leggi come riconoscere una vera giacca in pelle a Firenze.
La pelle conciata al vegetale si graffia facilmente? Come invecchia?
Sì, si segna più facilmente della pelle al cromo rivestita, ed è parte del modo in cui invecchia. Un graffio leggero su una superficie aperta schiarisce il colore per un po'. Poi torna a scurirsi, mentre il grasso delle mani e l'aria si depositano.
Il colore si muove allo stesso modo. Le parti che tocchi di più scuriscono per prime: la punta della cintura vicino alla fibbia, il manico di una borsa, l'angolo di un portafoglio che vive in tasca. Al sole tutto va più in fretta. Dopo qualche anno una cintura naturale e una nuova tagliate dalla stessa pelle sembrano due materiali diversi.
L'acqua lascia una macchia scura. Lasciala asciugare piano a temperatura ambiente, lontano da termosifoni e phon, perché il calore secca la fibra e la fa screpolare. Molte macchie si uniformano mentre la pelle asciuga. Se una resta, passa su tutto il pannello un panno appena umido, così asciuga in un solo tono.
I tagli profondi non rientrano. Spesso un artigiano li può lucidare fino a renderli quasi invisibili, o sostituire la parte rovinata, e la pelle al vegetale merita questo lavoro. In laboratorio ripariamo anche pezzi che non abbiamo fatto noi, quando la costruzione originale lo permette.
Come si cura la pelle conciata al vegetale?
Fai meno di quanto pensi. Spolverala con un panno morbido e asciutto, nutrila con un po' di crema per pelle solo quando la superficie sembra secca, e tienila lontana dal calore.
- Prova qualunque crema prima su un punto nascosto. Scurisce la pelle, e quel cambiamento resta.
- Usane pochissima, stendila con le dita e togli quello che la pelle non assorbe.
- Conserva i pezzi in un sacchetto di cotone, mai nella plastica. La pelle ha bisogno d'aria.
- Riempi le borse di carta quando le metti via, così tengono la forma.
- Se puoi, alterna cinture e borse. La pelle che riposa fra un giorno e l'altro dura di più.
- Lascia perdere detergenti per la casa, salviette con alcol e spray al silicone. Spogliano o sigillano la superficie.
Tutto qui. La patina fa il resto da sola.
La pelle conciata al vegetale è ecologica?
Per un aspetto preciso, sì: gli agenti concianti arrivano dalle piante, non dai sali di cromo. Non è a impatto zero. Le concerie consumano comunque acqua ed energia, e la pelle arriva da bovini allevati per la carne.
Una pelle ecologica, nella pratica, è una pelle che puoi tracciare e continuare a usare. Conciata con tannini vegetali in una conceria che sai nominare, costruita per essere riparata, e portata per decenni invece che per qualche stagione.
La durata è l'argomento più forte. Una cintura portata e riparata per molti anni chiede al mondo meno di una fila di cinture economiche buttate via. Il confronto sul lungo periodo l'ho messo per iscritto in pelle artigiana vs sintetico dopo dieci anni.
Diffida di un'etichetta verde senza un nome dietro. Chiedi la conceria, il marchio, e se il pezzo si può aprire e riparare. Queste tre risposte ti dicono più di qualunque bollino.


