Una giacca in pelle a Firenze dovrebbe durare vent'anni. Quando dura una stagione, qualcuno ti ha fregato. Il problema non sta nel prezzo, sta nei dettagli che pochi sanno leggere. Una pelle vera parla. Bisogna solo sapere cosa ascoltare.
I tre tipi di pelle: pieno fiore, fior corretto, suddivisa
La pelle non è un materiale solo. Ha strati. Lo strato esterno si chiama fiore. È la parte più resistente, quella che ha tenuto insieme l'animale per tutta la vita. La pelle pieno fiore usa questo strato intatto. Non viene levigata, non viene corretta. Si vedono i pori, i segni naturali, le piccole imperfezioni. È la migliore.
Il fior corretto è lo stesso strato, ma carteggiato per eliminare le imperfezioni. Sopra si stampa una grana artificiale uniforme. La pelle perde respirazione e carattere. Dura meno. Si screpola dopo due o tre anni di uso vero.
La pelle suddivisa viene dagli strati interni. Si chiama anche split. Costa poco, sembra pelle al tatto distratto, ma cede subito. Spesso viene rivestita in poliuretano per nasconderne la fragilità. Quando senti la parola "genuine leather" su un'etichetta, di solito stai guardando questo.
Una giacca seria parte dal pieno fiore. Punto. Tutto il resto sono compromessi che il cliente paga senza saperlo.
L'odore della pelle vera (e quello del finto)
L'odore racconta la concia. La concia vegetale toscana, fatta con tannini di castagno e quercia, lascia un profumo profondo, leggermente dolce, che ricorda il legno vecchio. Resta nella giacca per anni. Si sente quando apri l'armadio.
La concia al cromo, più rapida e industriale, ha un odore più netto, quasi chimico. Non è necessariamente male per certi prodotti. Ma su una giacca di pregio noi preferiamo la vegetale, o un mix vegetale-cromo bilanciato.
Il finto profuma di plastica. A volte di colla. A volte di niente. Se annusi una giacca e non senti nulla, qualcosa non torna. Una pelle viva ha sempre un odore.
I bordi: tagliati a mano vs stampati
Guarda il bordo di una manica, il fondo, il collo. Su una giacca lavorata bene il bordo è tagliato netto, poi tinto a mano con cura. A volte è leggermente irregolare, perché la mano non è una macchina. È un segno buono.
Sui capi industriali il bordo è termosaldato o stampato a caldo con un nastro plastificato. Ha quel finto lucido che si stacca dopo poche piogge. Passa il dito. Se senti uno spessore innaturale, una linea troppo perfetta, sei davanti a una scorciatoia.
Sulle giacche su misura il bordo viene rifinito uno per uno. Anche solo questo cambia la durata del capo. Il nostro lavoro su misura parte sempre da qui: tagli, bordi, finiture mano per mano.
Le cuciture: punto, fitta, finitura
Una cucitura ben fatta ha tre proprietà. Punto regolare, fitta giusta, finitura pulita. Il punto regolare significa che la distanza tra una pinzata e l'altra resta costante. La fitta giusta sta tra i cinque e i sette punti per centimetro su una giacca classica. Troppo larga indica fretta, troppo stretta indica una macchina che ha forzato il materiale.
La finitura si vede ai cambi di direzione. Sui revers, sotto le maniche, attorno alle tasche. Su una giacca seria il filo non scappa, non sgarra, non lascia code visibili. Su una giacca cattiva trovi nodi a vista, fili tagliati a metà, cuciture che già allentano.
Una giacca in pelle ha tra i venti e i trenta chilometri di cuciture totali. Se anche una sola sezione è fatta male, parte da lì.
L'etichetta: cosa cercare e cosa diffidare
L'etichetta dovrebbe dire tre cose. Il tipo di pelle, l'origine, il produttore. Quando vedi solo la parola "leather" senza altri dettagli, sospetta. Quando vedi "genuine leather" o "bonded leather", scappa: la prima dicitura in inglese è un trucco di marketing per indicare pelle suddivisa, la seconda è pelle ricostituita, cioè scarti incollati.
Cerca full-grain o pieno fiore. Cerca il nome della conceria, se possibile. Le concerie toscane serie firmano i pellami. La nostra valle, Santa Croce sull'Arno e dintorni, lavora pelle da prima dell'Unità d'Italia.
Diffida delle etichette con bandierine italiane stampate ma senza indirizzo. Diffida dei "design Italy". Made in Italy è una cosa, design Italy un'altra: il design può essere italiano e la produzione cinese.
Made in Italy: cosa significa davvero per la pelle
Per dire Made in Italy pelle in modo onesto, due lavorazioni devono avvenire qui: la concia e la confezione. Quando entrambe stanno in Italia, la giacca ha radici vere. Quando una sola sta qui, parliamo di un capo finito in Italia ma non nato qui.
La filiera toscana è una delle ultime al mondo dove pelle, concia e sartoria stanno entro cento chilometri. Da noi a Firenze, la pelle arriva da Santa Croce o da Ponte a Egola. La cuciamo qui, in atelier, sopra il negozio. La collezione nasce a meno di un'ora di macchina dalle concerie che la riforniscono.
Non è romanticismo. È la ragione per cui certe giacche durano una generazione.
I prezzi reali (e perché 200 euro non basta)
Una giacca in pelle vera, pieno fiore, cucita in Italia, parte da circa settecento euro. Non è un'opinione, è un calcolo. La pelle grezza costa, la concia costa, il taglio costa, le ore di cucitura costano.
Sotto i quattrocento euro, su una giacca venduta come pelle vera a Firenze, qualcosa nella filiera è stato tagliato. Spesso è la pelle: suddivisa al posto del pieno fiore. A volte è la confezione: cucita in Asia, rifinita male, rivenduta come italiana.
Una giacca su misura, modello Firenze uomo o costruita sulla figura donna, sta tra i mille e i duemila euro. Costa di più perché la teniamo per provarla due o tre volte, perché la pelle viene scelta una pelle intera per un capo solo, perché le cuciture interne sono rifinite a mano. Costa meno, in fondo, perché dura vent'anni.
Cinque domande da fare al venditore
Quando entri in un negozio di pelletteria a Firenze e ti propongono una giacca, queste cinque domande filtrano il novanta per cento del problema.
- Da quale conceria viene la pelle? Un venditore serio sa rispondere. Un rivenditore di capi industriali no.
- È pieno fiore? Se la risposta è "è vera pelle", insisti. Vera pelle non significa nulla.
- Dove viene cucita? Se la risposta è vaga, è un segno. Se ti mostrano il laboratorio o lo descrivono in dettaglio, sei nel posto giusto.
- Posso vedere il rovescio della fodera? Le cuciture interne raccontano la verità che quelle esterne nascondono.
- Cosa succede se la pelle si rovina tra cinque anni? Un atelier vero sa riparare il capo che ha fatto. Un rivenditore non ha questa possibilità.
Marco Riva, terza generazione, firma quasi tutte le giacche che escono dal nostro laboratorio. Le riconosciamo a distanza di anni quando tornano per una riparazione o per un capo nuovo. Una giacca in pelle, scelta bene, accompagna una vita intera. Vale la pena spendere quaranta minuti per capirla prima di comprarla.

